Artisti

PETER M. WANJAU - Kenya

PETER M. WANJAU - Kenya - FONDAZIONE SARENCO

Peter M. Wanjau è nato nel nord del Kenya nel 1968. Per vivere fa l'assistente sociale e va in giro per le campagne keniane a spiegare alla gente che bisogna usare il preservativo per difendersi dall' AIDS.
E' per questo che i temi principali dei suoi dipinti e delle sue sculture riguardano problemi sociale: il sesso, la religione, la malattia, la povertà e la politica.
Nel 1994 avevo organizzato una mostra, intitolata "Clear Varnish", al National Museum di Nairobi.
Gli autori presenti: Cheff Mwai, Abdallah Salim, John Nzau.
Il grande successo della mostra era stato sottolineato da un importante articolo del "Nation" di Nairobi che parlava anche del mio lavoro come "promoter" dell'Arte Africana Contemporanea. Dopo qualche mese ricevo a Malindi un lettera di un certo Peter M. Wanjau che così mi scrive: "Ho visto la mostra al National Museum e l'ho molto apprezzata. Anch'io sono un artista ma non riesco a farmi conoscere. Sono andato alcune volte alla Watatu Gallery di Nairobi per portare i miei lavori ma tutto quello che ho ottenuto è che me ne hanno comprati alcuni per la misera cifra di 500 scellini cadauno ( 5 euro n.d.a). Mi piacerebbe incontrarla per farle vedere le mie opere".
Gli fisso un appuntamento e Peter M. Wanjau arriva a Malindi con un rotolo di carte dipinte. La mia sorpresa è grande: ma chi è questo personaggio che dipinge in un modo che mi richiama subito Grosz e Clemente, con in più una violenza didascalica e sociologica mai viste?
Wanjau entra subito a far parte del mio team di artisti keniani, la "Malindi Artist's Proof" insieme ai già collaudati Richard Onyango, Abdallah Salim, John Nzau, Cheff Mwai, David Ochieng.
Nel 2000, mentre stavo preparando la Biennale di Venezia del 2001, il grande Harald Szeemann viene a trovarmi a Verona per vedere le mie opere. La sua intenzione è di dedicarmi una sala alla Biennale. Entrati nel mio studio, il suo occhio indagatore e smaliziato si sofferma sulle carte e sulle sculture di Peter M. Wanjau. Ed ecco la prima e più importante chance per Peter: Szeemann lo invita alla Biennale del 2001. La cosa ha un forte eco sulla stampa keniana e Peter diventa nel suo paese un artista di successo: affresca alberghi e spazi pubblici, progetta opere sempre più impegnative. Poi, di colpo, scompare. Le mie fonti mi informano che è ricoverato in un ospedale per gravi problemi di alcolismo e che ne avrà per poco. Passano due anni senza sue notizie. Un giorno il mio telefono di Malindi squilla e dall'altro capo del filo una voce sommessa mi dice: "Sono Peter, posso venire a trovarti'".
La vita ricomincia: Peter ha smesso di bere alcolici e ha ricominciato a dipingere e a scolpire. Io gli ho fatto una serie di mostre a Brescia e l'ho inserito due volte nella Biennale di Malindi. I suoi temi sono ritornati ad essere quelli di una volta: l' AIDS che attacca il mondo, la follia del calcio, un'attenzione sempre più accentuata nei confronti di una popolazione che vive le contraddizioni del sesso, della religione e della povertà.
Una pittura secca, senza fronzoli, spiacevole. Una "Bad Painting" dove la forza sta nel segno duro, impreciso, nei fondi anonimi: una forza dove l'idea poetica sovrasta l'esecuzione.
Ben tornato Peter M. Wanjau !

Sarenco